l'estate è ancor peggio, la pendenza si fa più forte e la mia obliquità aumenta. Non so dove diavolo cacciarmi in queste giornate se non esiste il lavoro di facciata. Ma devo rispondere al telefono, dire a qualcuno che tutto è normale, scorre normalmente, l'ottimismo, la pazienza, la tolleranza, l'amicizia ed altre minchiate del genere continuano a timonare la mia vita mentre un fiume di insofferenza viene arginato meccanicamente da parole che non sento neanche mie. Si mi piace starmene sola in casa se c'è qualcun altro che fa dell'altro e mi lascia in pace e non mi vede, mi piacerebbe parassitare le case degli altri, ma senza parlare, senza essere persona presente, ricordo quando mi 'addormentavo' in case di altri, di giorno, adducendo a pretesto l'insonnia, spiavo dal divano i rumori le parole gli odori..non dormivo ma simulavo il risveglio quando avvertivo il tempo finito, evadevo. Spiavo la sera le case degli altri, immaginavo le tavole , dalle luci immaginavo la cena, la minestra, i sapori. Amavo i bar dove passare senza intrusioni ma con altri il mio tempo, a bere e leggere il giornale, mangiucchiare, stare quel tempo necessario fino a quando sarei stata inevitabilmente coinvolta, avvicinata. Tempi di studente, maledizione alla crescita al dover prendere un ruolo, ad essermi pervicacemente attaccata a dei doveri, ad aver imparato ad eseguirli, ma oggi non parlo degli sbagli fatti. Ho solo la pesante nostalgia di quella calura estiva a Pavia quando senza impegni, senza tempo, senza dolore o gioia passavo per case, strade bar guardando, ascoltando annusando MA NON PARLANDO. Ero verso la linea obliqua della stramberia. Ed ora ne ho nostalgia. Ho lacci da tutte le parti, obblighi dappertutto, ho un bel tagliare, sono quisquiglie. Mi sento legata.
Arrivederci. (non capisco un cazzo di blog, chissà che fine farà questo post..ma non mi importa niente lo caccio in mare e ni bevo un bicchiere
sabato 26 luglio 2008
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